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prologo

Sono seduta a terra. Il freddo del ghiaccio lentamente si fa strada oltre pelliccia e armatura, sfiorandomi la pelle come la lingua di un mutante perverso. Non tremo. Aspetto. Finalmente le chitarre elettriche danno il via alla cerimonia. Lo sciamano è davanti a me, benedetto dalla polvere e dal fuoco. Intona la sua litania, il canto sacro del secondo emendamento. Senza smettere di cantare, traccia sul mio volto simboli di protezione e potere.

Il bambino vestito di bianco si avvicina lentamente. Si inginocchia davanti a me, perché nelle mie vene scorre il sangue del primo Re. Si inginocchia davanti a me e mi porge un drappo decorato con stelle e strisce. Lo apro. Calma. Solenne. Aspetto che le fiamme si alzino seguendo i riff delle chitarre rituali. Sollevo al cielo la reliquia che mi è stata affidata. Una pistola. Una pistola forgiata con l’acciaio che appartenne alla spada dell’ultimo Presidente.

Mi alzo. La cerimonia è finita. La caccia ha inizio. Dovrò guadagnarmi il controllo del clan. Dovrò portare in catene decine e decine di uomini e poi obbligarli a urlare il mio nome. Solo così sarò degna agli occhi degli antichi. Solo così avrò compiuto il sacro rito che loro chiamavano democrazia…